ADOLESCENZE OGGI, ha partecipato al convegno anche l’Associazione Zavatta onlus

Un’adolescenza attiva e fortemente connessa, visto che oltre due terzi degli studenti dichiarano di praticare sport con regolarità mentre social network e contenuti in streaming rappresentano una presenza quotidiana nella vita della maggior parte dei ragazzi e ragazze. Ecco la prima, significativa, istantanea che emerge dall’indagine condotta tra circa 4.000 giovani delle scuole secondarie di primo e secondo grado della provincia di Rimini, con l’obiettivo di raccogliere dati utili a delineare un quadro aggiornato del loro stato di benessere e tracciare una fotografia articolata delle trasformazioni che attraversano oggi il mondo giovanile e dei bisogni di salute, dei vissuti e delle aspettative delle nuove generazioni (relazioni con gli altri, rapporto con il digitale, comportamenti a rischio, risorse su cui fanno affidamento), indicando anche i temi ritenuti prioritari per le attività di prevenzione e promozione della salute in ambito scolastico.

Una ricerca biennale co-progettata, promossa in collaborazione da Unità Operativa Complessa Dipendenze Patologiche di Rimini e Dipartimento di Scienze dell’Educazione “Giovanni Maria Bertin” dell’Università di Bologna, che rappresenta uno strumento fondamentale per orientare le attività di prevenzione, consentendo di progettare interventi mirati e calibrati sulle specifiche caratteristiche della popolazione studentesca del territorio e sul suo ascolto attivo di concerto con il Dipartimento di Sanità Pubblica.

Proprio per questo i risultati della ricerca sono stati presentati nell’ambito del convegno dal titolo “Adolescenze oggi: ascoltare i dati, costruire progetti, ripensare i servizi” svoltosi giovedì 14 maggio al Campus di Rimini così da restituire i dati alla comunità e aprire uno spazio di confronto tra scuola, istituzioni, servizi sanitari, terzo settore e famiglie, per promuovere una riflessione condivisa su come abitare oggi l’adolescenza, evitando di ridurla unicamente al tema del disagio e riconoscendola invece come una fase evolutiva complessa, che interpella le responsabilità del mondo adulto.

In apertura dei lavori Giorgia Bondi, referente per l’Ausl Romagna del Programma Predefinito Dipendenze, e Ilaria Concari, referente Locale per il Dipartimento di Sanità Pubblica del Programma di Prevenzione Scuole che Promuovono Salute, hanno sottolineato l’importanza della prevenzione che è, prima di tutto, un’azione di sistema che promuove scambi, partecipazione e responsabilità tra servizi, scuola, ente locale e comunità educante, senza ripiegarsi esclusivamente sulle caratteristiche individuali, la responsabilità personale e quindi la costruzione di competenze/consapevolezza e motivazione al mantenimento di un sano stile di vita.

La scuola è un micro-ambiente privilegiato per la costruzione delle competenze sociali, emotive, decisionali, quindi terreno ideale per l’introduzione di programmi di prevenzione universali e selettivi, volti rispettivamente alla promozione della salute e alla deviazione di potenziali traiettorie di rischio, quindi è assolutamente necessaria una continuità tra l’approccio universalistico alla promozione della salute e la programmazione e progettazione degli interventi sui temi delle dipendenze.

Ad illustrare nello specifico cosa racconta “la voce degli adolescenti” sono state Roberta Biolcati, Alessandra Albani e Federica Ambrosini del Dipartimento di Scienze dell’Educazione “Giovanni Maria Bertin” dell’Università di Bologna, spiegando che la ricerca evidenzia «alcuni bisogni emergenti sul piano emotivo e relazionale, che tendono ad aumentare con l’età, in particolare rispetto ad ansia, conflitti interpersonali e percezione di solitudine». Accanto a questi aspetti, gli studenti mostrano nel complesso una percezione positiva delle proprie competenze emotive e relazionali, con buoni livelli di intelligenza emotiva percepita.

I dati del questionario mettono inoltre in luce alcune differenze di genere nei vissuti e nei comportamenti: le studentesse riportano più frequentemente fragilità emotive e relazionali, mentre tra i coetanei maschi risultano più diffusi alcuni comportamenti legati al gaming e ai consumi. L’indagine ha inoltre approfondito alcuni comportamenti a rischio, legati all’uso del digitale, al consumo di alcol, tabacco e sostanze e al gioco d’azzardo, evidenziando situazioni prevalentemente minoritarie ma che richiedono attenzione educativa e preventiva soprattutto nelle fasce di età più elevate. Sono stati elaborati specifici profili di rischio sulla base di attività praticate nel tempo libero e analizzate alcune popolazioni di adolescenti sottorappresentate nel campione (minoranze di genere e studenti con background migratorio).

Particolare rilievo assume il tema delle reti di supporto: «in caso di difficoltà, gli adolescenti indicano nei genitori e negli amici le figure percepite come più utili, seguiti da psicologi, familiari e insegnanti, confermando l’importanza delle relazioni di prossimità e del ruolo educativo della comunità adulta». Lo studio conferma inoltre il ruolo centrale della scuola come spazio di ascolto, prevenzione e promozione della salute: il 74% degli studenti considera utile realizzare attività di prevenzione a scuola, privilegiando modalità esperienziali, dialogiche e basate sul confronto diretto.

È stato presentato il progetto “Rete Giovani 14-25”, nato con l’obiettivo di creare una rete integrata e prossima ai ragazzi, capace di offrire una copertura completa dei bisogni: dalla prevenzione e promozione del benessere, agli interventi precoci per il disagio a bassa soglia, fino alla presa in carico delle situazioni più complesse.

Attivo anche il servizio dello Spazio Giovani all’interno dei consultori, in libero accesso, per adolescenti dai 14 ai 19 anni, in giorni e orari dedicati con sedi a Rimini, Riccione, Novafeltria e Santarcangelo. Il Servizio offre la presenza di un’equipe multiprofessionale composta da ostetriche, ginecologi, psicologhe, assistenti sociali e andrologo che lavorano in maniera integrata per rispondere ai bisogni legati alla sfera della sessualità e affettività, ginecologica, contraccezione, gravidanza, disagio emotivo. Nel 2025 sono stati 3086 gli adolescenti che hanno usufruito del servizio, con un incremento negli ultimi due anni del 10%.

Il convegno si è concluso con la tavola rotonda “Individuare priorità condivise e prospettive concrete di lavoro sul territorio”, moderata da Teo Vignoli, direttore della UO Dipendenze Patologiche Rimini, nella quale scuole, servizi sanitari, enti locali e terzo settore si sono confrontati sulle prospettive future di intervento, condividendo la necessità di rafforzare percorsi integrati e reti educative capaci di accompagnare le nuove generazioni senza ridurre l’adolescenza al solo tema del disagio. Tra i partecipanti anche Valerio Wolli Minicucci dell’Associazione Sergio Zavatta onlus.

www.aclirimini.it
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