IL LAVORO CHE VOGLIAMO, lunedì 22 maggio convegno al Seminario di Rimini

Si parla di lavoro, anzi de “Il lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo, solidale” nell’incontro di lunedì 22 maggio, ore 18.30, nella sede del Seminario (Covignano)

L’iniziativa fa seguito al convegno dello scorso 23 giugno 2017 quando si era discusso intorno al tema “Il lavoro (non) c’è”. Anche questo nuovo incontro è promosso dall’Ufficio Pastorale Sociale della Diocesi insieme a numerose realtà cittadine (Cds – Centro di Solidarietà, Cdo, Caritas diocesana di Rimini, Progetto Policoro, Fondo per il Lavoro, Patronato Acli, Acli provinciali di Rimini, Fondazione EnAip “S. Zavatta” Rimini, Associazione Sergio Zavatta onlus, Associazione di volontariato Madonna della Carità, Cooperativa sociale a r.l. Madonna della Carità).

Il programma è ancora in via di definizione, ma certamente – come nello scorso anno – vi saranno testimonianze sulle “buone pratiche” del lavoro, e in più sarà proiettato un video a cura di Icaro Tv, in cui saranno evidenziati problemi e difficoltà inerenti i temi del lavoro.

Tra gli ospiti, è confermata la presenza di Simone Pizzagalli, per il Cds, e di Raffaele Russo, per le Acli/Enaip.

Le conclusioni dell’incontro sono affidate a Giuseppe Notarstefano, vicepresidente di Azione Cattolica, economista e docente all’Università di Palermo.

Al termine, intorno alle 20, è previsto l’aperitivo.

“Il lavoro che vogliamo: libero, creativo, partecipativo, solidale” è il tema della 48a Settimana Sociale dei Cattolici Italiani (Cagliari, 26-29 ottobre 2017) che, con il suo convegno, si propone di dare un contributo alla società italiana per uscire dalla crisi in cui versa.

«Al centro delle nostre preoccupazioni abbiamo scelto di collocare il tema del lavoro. Cosa può accadere a una società democratica e nelle nostre parrocchie quando diventa imbarazzante augurarsi “buon lavoro” e il lavoro non c’è? Quali sono i principali cambiamenti in corso, sia a livello sociale e politico sia antropologico, a causa dei quali molte persone perdono il lavoro o devono ricominciare da capo? – si chiede mons. Filippo Santoro, per il Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani –. Siamo figli di una storia che ha sempre dato un’attenzione particolare al lavoro. Gli interventi della Chiesa a favore del lavoro hanno sempre avuto a cuore “i lavoratori”, specie i più deboli, più che “il lavoro”. Dalla Rerum novarum (1891) di Leone XIII (in cui si denuncia lo sfruttamento dei lavoratori dipendenti, il lavoro minorile, i duri orari dei lavoratori, la situazione delle fabbriche) fino all’Evangelii Gaudium in cui Papa Francesco afferma che il lavoro è quell’attività in cui “l’essere umano esprime e accresce la dignità della propria vita. Il giusto salario permette l’accesso adeguato agli altri beni che sono destinati all’uso comune”.

Un tale insegnamento è anche filtrato nella Costituzione italiana, dove “lavoro” è il secondo termine più ricorrente, dopo “legge”. Il citatissimo art. 1, “la Repubblica è fondata sul lavoro”, da cui discendono diritti e doveri per contribuire al progresso “materiale o spirituale della società” (art. 4 Cost.), presuppone uno stretto legame tra il lavoro, visto come mezzo di libertà, d’identità, di crescita personale e comunitaria, d’inclusione e di coesione sociale, di responsabilità individuale verso la società, e la dignità della persona».