apr
27

La cultura del lavoro

di Ubaldo Rinaldi* -

Parlare oggi di lavoro, soprattutto di lavoro manuale, sembra sia anacronistico e questo, a mio avviso, è determinato da due fattori. Il primo è da ricercare nella “ cultura” che abbiamo prodotto negli ultimi decenni, che ha volutamente trascurato il concetto di lavoro; il secondo è dovuto alle difficoltà oggettive che ci troviamo ad affrontare e al disorientamento che ci producono gli indicatori, il Pil,lo  spreaad,l’indice della borsa detti,a mio avviso, impropriamente indicatori di benessere sociale, che trascurano e mettono in secondo piano l’assenza di lavoro,vero dramma del nostro paese e non solo.

Negli anni settanta ci eravamo illusi che la nostra civiltà avesse a cuore il lavoro considerandolo bene prezioso e irrinunciabile, lavoro inteso come attività materiale  o spirituale, tendente ad un risultato utile per chi lo svolgesse  e per l’intera collettività. Pensavamo, sbagliando, che questa considerazione fosse ormai acquisita e che per sempre avesse sostituito l’idea che del lavoro aveva la cultura classica,la quale   esaltava la condizione  dell’ozio  superiore  a quella del lavoro.

Anche l’antropologia del lavoro di S.Tommaso, che legava intrinsecamente l’esigenza del lavoro con la stessa natura umana, sembra oggi offuscata.

Negli orientamenti congressuali le Acli così esprimono l’esigenza di un lavoro dignitoso: “Rilanciare la centralità del lavoro, in un contesto politico e sociale che tende a frammentare  e a scomporre le diverse dimensioni della vita umana e sociale, impegna le Acli a definire un nuovo modello di società e di civile convivenza.  Si tratta di garantire lo sviluppo equilibrato del pianeta, di dare nuovi fondamenti alla cittadinanza a partire dalle istanze poste dai giovani. Siamo convinti che si può contrastare la finanziarizzazione dell’economia, che ha generato questa crisi e travolto ogni regola di sostenibilità sociale e umana, solo mettendo il lavoro nel cuore della questione antropologica,non solo sociale. La negazione dei diritti fondamentali dei lavoratori in nome della logica del mercato globale mette in crisi la stessa possibilità di un futuro sostenibile.” Credo che la chiave di  lettura fornitaci dall’Acli costituisca la lente di ingrandimento con cui leggere la nostra situazione lavorativa. La rivendicazione del lavoro è il primo strumento per emanciparci da tutte le dipendenze. Il diritto al lavoro è innanzi tutto il diritto ad affermarci come individui. Se questo vale per tutte le donne e per tutti gli uomini, assume una valenza ancora più marcata per i nostri giovani. Occorre fornire ai giovani l’occasione di attività lavorative collegate ad un equo reddito. Occorre costituire agenzie  per il lavoro giovanile, che consentano a ciascuno di svolgere una attività nel rispetto del loro percorso di studio o del loro percorso formativo.

L’istruzione e la formazione devono saper elaborare le loro proposte formative capaci di fare sintesi fra questi  termini: educazione- professionalità, dove per educazione si deve intendere quella pratica di tipo maieutico, finalizzata ad esprimere, rafforzare e valorizzare le risorse presenti in ciascuno di noi.  Per professionalità si intende l’esperienza multidimensionale incentrata sulle competenze, che si sviluppa nella costante interazione tra soggetto, contesto formativo ed ambiente lavorativo e di vita e che coinvolge cultura e personalità del soggetto.  Se il mondo dell’educazione non ritrova presto il senso del suo essere e non richiama tutti alle proprie responsabilità, se l’istruzione e la formazione non sapranno dimostrare che l’indice di benessere di un paese non è solo il PIL, ma è soprattutto l’indice di sviluppo di competenze dei propri abitanti,   c’è poco da  sperare e da illudersi.

Fino a quando i giovani non avranno riconosciuta la loro dignità e non saranno  liberi di intraprendere un progetto di vita, non riusciremo ad uscire dal tunnel in cui siamo. Non c’è dignità umana non solo quando non c’è da mangiare, non c’è possibilità di lavoro, non c’è  libertà di informazione e di libertà politica, non c’è dignità umana soprattutto quando viene negata l’istruzione, che nutre la ragione e fa maturare il pensiero. Non c’è dignità anche quando la possibilità di immaginare un futuro è spenta, perché non è stata nutrita quando era necessario.

Sono sicuro che, se tutte le energie positive, e sono tante anche se silenziose, del nostro paese  sapranno far sentire la loro voce, saremo capaci di invertire la direzione e ritrovare un futuro sereno. Non abbiamo ancora molto tempo prima di toccare il punto di non ritorno ad una situazione di normalità: anche per  questo è indispensabile aiutare i giovani a cercare il loro futuro.  A ciascuno buon primo maggio.

 *Presidente Associazione e Fondazione En.A.I.P S.Zavatta Rimini

apr
26

Ritiro Spirituale unitario Acli provinciali Rimini 19 e 20 maggio 2012

RITIRO SPIRITUALE UNITARIO

19/20 MAGGIO 2012

Casa di Spiritualità “Don Domenico Masi”

Via Pierino Albini, 15 47835 Saludecio (RN) – www.casadonmasi.it

Il Congresso Provinciale delle Acli ha il suo prologo nel Ritiro Spirituale Unitario che si terrà dal 19 al 20 di maggio prossimi nella Casa dei Ritiri don Masi, a Saludecio. Un modo per fare comunità e conoscersi meglio. Ma soprattutto, un’occasione per tornare a riflettere sulle origini delle ACLI, che coinvolgono la nostra fede, in un momento importante come quello post congressuale, da dove l’Associazione deve ripartire con un nuovo slancio.

PROGRAMMA
Sabato 19 maggio 

ore 15,00 Partenza dalla sede Acli per chi viene da Rimini
ore 16,00 Arrivo, sistemazione e Vespri.
ore 16,30 Lettura e commento lettera pasquale del vescovo: “Vita cristiana, ce n’è un’altra più umana?”. Approfondimento biblico traccia diocesana Pasqua.
ore 17,00 Riflessione personale – segue pausa caffè
ore 17,45 Condivisione comunitaria contenuti
ore 18,30 Adorazione guidata
ore 19,30 Cena
ore 21,00 Rosario meditato ed itinerante

Domenica 20 maggio

ore 9,00 Lodi e Vangelo della domenica
ore 9,30 Meditazione: “il lavoro e la festa nella famiglia” Segue riflessione personale
ore 11,00 Pausa caffè
ore 11,15 Dialogo e confronto a gruppi
ore 12,00 S.Messa
ore 13,00 Pranzo
ore 14,30 Video testimonianze e dialogo
ore 16,00 Vespro e conclusioni.

La quota per i due giorni di ritiro è di € 45 a persona comprensiva di cena del sabato, colazione e pranzo della domenica più pernottamento. Chi vuole partecipare solo alla giornata domenicale con pranzo la quota è di € 25 a persona. Le Acli contribuiranno alla quota con € 10 a persona.

Per informazioni e iscrizioni rivolgersi alla Segreteria Acli Tel. 0541784193 – e-mail: segreteria@aclirimini.it – www.aclirimini.it

LA CASA DON MASI A SALUDECIO  

Situata nell’antico Convento dei Gerolomini, fu fondato nel 1640 dal Beato Cipriano Mosconi. La chiesa, annessa al convento, conserva una serie di dipinti settecenteschi e un altare ligneo finemente intagliato. La Congregazione fondata nel 1925 da don Domenico Masi, per il quale è stata avviata la causa di beatificazione, conta circa 250 Sorelle in Italia, Albania (Missione Diocesana di Rimini), Filippine, Indonesia, Paraguay e Venezuela. In diocesi sono 78 le Sorelle dell’Immacolata e contano sei case, nelle quali si occupano di catechesi e pastorale, di aiuto ai poveri, di educazione (in particolare scuole materne e doposcuola), accoglienza anziani e ragazze madri, con la casa de “La Samaritana” a San Clemente.

mag
06

ACLI, RICORDO DEL CONCILIO: “UN CAMMINO CHE DURERÀ SECOLI”

VENERDÌ, 04 MAGGIO 2012 17:29

di Ufficio stampa Acli

Video-testimonianza inedita di Mons. Capovilla, segretario di Papa Giovanni XXIII 

Con una video-testimonianza inedita di mons. Loris Capovilla, segretario particolare di papa Giovanni XXIII, le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani ricordano il Concilio Vaticano II, nel 50° anniversario della sua apertura. Il videorealizzato dalle Acli, intitolato “Tantum aurora est”, è stato presentato nel corso del Congresso nazionale di Roma.Mons. Capovilla ripercorre la storia dei giorni del Concilio, che hanno aperto «una fessura nel muro spesso e spaventoso delle divisioni, degli odi e delle guerre, e attraverso quella frattura è passato lo Spirito. Adesso io so che siamo in cammino, e che la parola di Gesù si avvererà. Ma ci vorranno millenni».11 ottobre 1962, papa Giovanni XXIII apre dalla Basilica di San Pietro il Concilio: «Di qui – ricorda mons. Capovilla 50 anni dopo – abbiamo preso il cammino che durerà secoli. Possono cambiare le istituzioni, i metodi, il linguaggio, ma la strada segnata è questa: andiamo verso l’unità della famiglia cristiana».

Nell’intervista presentata al Congresso nazionale, che prosegue i lavori fino a domenica 6 maggio presso l’Hotel Sheraton Golf Parco de’ Medici, mons. Capovilla ricorda la messa celebrata in San Pietro in occasione della festività del 1° maggio del 1959, alla presenza di migliaia di lavoratori cristiani delle Acli, «questa grande associazione che ho visto nascere».

(guarda la video testimonianza)

mag
06

24° Congresso Nazionale ACLI: il saluto di monsignor Crociata

Il saluto di mons. Mariano Crociata (segretario generale Cei)

Cari amici,

sono molto lieto di essere qui a rivolgervi il mio cordiale saluto e un vivo augurio all’avvio dei lavori del 24esimo Congresso nazionale, che si conferma come l’appuntamento di maggior rilievo nel cammino delle vostre Associazioni.

La mia presenza vuole essere innanzitutto espressione dell’apprezzamento dei Vescovi italiani per l’opera che svolgete nelle comunità ecclesiali e nei territori del nostro Paese, quale rete di iniziative di formazione sociale e spirituale, di servizio alle persone, di promozione culturale e solidaristica, radicata nella vita quotidiana della nostra gente.

Avete scelto di assumere e promuovere all’interno del vostro progetto la prospettiva degli Orientamenti pastorali dell’episcopato italiano per il decennio 2010-2020 su Educare alla vita buona del Vangelo. I Vescovi sottolineano che «la capacità di vivere il lavoro e la festa come compimento della vocazione personale appartiene agli obiettivi dell’educazione cristiana» (n. 54), la quale persegue in tal modo la realizzazione delle dimensioni essenziali della persona credente e

dell’intera comunità ecclesiale. Dedicandosi a queste attività, le ACLI non rendono solo un servizio apprezzato alla Chiesa, ma si adoperano per una autentica umanizzazione dell’intera società italiana e contribuiscono alla sua crescita.

Il tema che avete messo al centro dei lavori congressuali è particolarmente esigente e cruciale nella fase che stiamo attraversando: Rigenerare comunità per ricostruire il Paese. ACLI artefici di democrazia partecipativa e buona economia. Non è difficile leggervi la constatazione della fragilità del tessuto etico e civile, delle accresciute distanze fra i soggetti sociali, anche a causa della crisi non solo economica che ci

colpisce, forse perfino della spinta alla dissoluzione della persona, non raramente messa in questione nei suoi cardini fondamentali. Allo stesso tempo, però, un titolo come quello che avete scelto contiene un messaggio di speranza, mentre indica le direttrici verso cui muovere, nel segno della responsabilità diffusa e del bene integrale della persona e della comunità.

Non vi prefiggereste obiettivi così ambiziosi, se non nutriste la convinzione che non siamo condannati a rimanere vittime degli eventi, ma che è possibile abbracciare la responsabilità di farsi protagonisti, così da orientare la storia verso sviluppi di giustizia, procedendo con ragionevolezza, guidati dalla carità e dalla verità. A tal fine, è necessario che, accanto alla difesa dei diritti, non venga meno il senso dei doveri, la competenza nel proprio lavoro, la correttezza nello svolgimento di compiti istituzionali e nell’osservanza delle leggi, la giustizia nei rapporti sociali, e, qualunque sia il ruolo sociale, il rispetto della cosa pubblica e la ricerca sincera del bene comune.

In questa direzione, nel gennaio scorso, il Santo Padre Benedetto XVI ribadiva che «non dobbiamo scoraggiarci ma riprogettare risolutamente il nostro cammino, con nuove forme di impegno. La crisi può e deve essere uno sprone a riflettere sull’esistenza umana e sull’importanza della sua dimensione etica… per darci nuove regole che assicurino a tutti la possibilità di vivere dignitosamente e di sviluppare le proprie capacità a beneficio dell’intera comunità». Senza perdere di vista quanti un lavoro non ce l’hanno ancora o non ce l’hanno più, dobbiamo adoperarci affinché ogni persona possa abbracciare e svolgere «un lavoro che lasci uno spazio sufficiente per ritrovare le proprie radici a livello

personale, familiare e spirituale» (Caritas in veritate, n. 63). Voi parlate dell’esigenza di rigenerare il tessuto comunitario al fine di «ricostruire il Paese». Merita far risaltare nel tema del Congresso tale riferimento non generico alla società, ma alla comunità, quale soggetto della novità da costruire. Già questa è una risposta alle questioni più impellenti della vita di oggi: c’è futuro per l’Italia a condizione di costruire nuove relazioni ispirate a solidarietà,

condivisione e comunione.

Anche le comunità cristiane sono toccate da questo appello, anzi sono in prima fila. La Chiesa non si chiama fuori dalle condizioni dell’ora presente. L’intera storia cristiana sta lì a mostrarlo: i credenti operano nel vivo dello scorrere del tempo, pur senza lasciarsi rinchiudere completamente in esso. Avvertiamo e subiamo anche noi lo spaesamento di questa stagione storica, ma insieme a molti nostri contemporanei intravediamo non poche potenzialità e promesse; a tutti chiediamo di guardare con noi a orizzonti più vasti. «Partire da noi», si legge nei vostri orientamenti congressuali: non per un vizio, ahimè frequente, di ripiegamento autoreferenziale, ma nell’impegno costante a «considerare la nostra vocazione».

Una felice coincidenza vede il vostro Congresso svolgersi a pochi giorni dalla beatificazione di Giuseppe Toniolo, insigne studioso di temi sociali ed economici e protagonista e animatore straordinario della presenza dei cattolici nel nostro Paese. Nel richiamarne la figura, al Regina Coeli di domenica scorsa, Benedetto XVI ha messo in luce che «il suo messaggio è di grande attualità, specialmente in questo tempo: il beato Toniolo indica la via del primato della persona umana e della solidarietà».

E in uno scritto sui veri riformatori sociali, il nuovo beato notava che solo una nuova «inondazione di misericordia e di carità… recherà a salvamento la civiltà moderna». Lette alla luce dell’intera testimonianza del Toniolo, queste parole danno alla carità, sempre necessaria, il volto dell’impegno congiunto dell’intelligenza e della volontà, della libertà e della creatività, a favore dell’uomo, che è «il primo capitale da salvaguardare e valorizzare» (Caritas in veritate, n. 25). Anche questi

motivi sollecitano a mettere al primo posto l’impegno formativo, nella convinzione che senza vita spirituale e coerenza etica non cresce un adeguato e fecondo impegno sociale per la promozione della persona e della collettività.

Con questi pensieri accompagno i vostri lavori assembleari, affidando ogni buon proposito nelle mani di Colui che ha salvato tutto l’uomo: mani che hanno conosciuto il lavoro e che non si stancano di benedirne incessantemente e con larghezza i frutti.

 

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