apr 29

1 maggio: “Per una rivoluzione della dignità umana” La crisi del lavoro tra devastazioni e opportunità

 

lavoro di Renato Di Nubila*

La parola crisi rimane sempre un termine tentacolare e a forte ambiguità: nel senso negativo di devastazione ed in quello potenzialmente positivo di “opportunità”. Spesso ci fermiamo solo agli aspetti più clamorosamente negativi in questo momento, come quelli economici, finanziari, politici, sociali, trascurando nel volto multiforme della crisi, gli aspetti umani, personali, antropologici. Davanti alla drammaticità di tante situazioni – in quella della disoccupazione in particolare – la crisi offre all’uomo solo due vie d’uscita: il tramonto rassegnato, impotente, disperato,  oppure la “reazione eroica” della ragione e della dignità. Il dramma di tante famiglie, il gesto disperato di tante persone, l’insensibilità indifferente che spesso ci circonda, potrebbe sembrare l’unica via percorribile. Eppure  mai come in questo momento e per una crisi che non ha precedenti, la forza e la “ribellione” dell’uomo potrebbe fare la differenza, nella forma civile di una “rivoluzione della dignità umana” per evitare che la crisi ci impedisca di  tornare ad essere uomini. Immagino come sia difficile far condividere questa “ribellione” a chi ha perso il lavoro, al giovane che ancora non l’ha visto , alla famiglia che non trova più il modo come sopravvivere. E’ persino difficile  pensare al domani, è umiliante sentirsi inattivo, è disumano sentirsi inutile. Proprio perché “tutta la grandezza del lavoro è dentro l’uomo”,   scriveva Giovanni Paolo II,  ed è dentro l’uomo che dobbiamo cercare la forza di reagire, di sperare, di solidarizzare, di non rimanere soli, di credere legittimo il pensare che sia possibile trovare il modo  per uscire da tanta tristezza.foto

Al lavoratore cristiano non può mancare questa forza di reazione per cercare in tutti i modi di cogliere le “opportunità” che la crisi  pur comporta e dalla quale dobbiamo imparare qualcosa. In qualche modo possiamo andare “ a lezione dalla crisi”, sviluppando energie  ancora possibili, imparando ad affrontare  forti cambiamenti  di stile, di abitudini, di modelli di sviluppo economico, di vita lavorativa anche in forme nuove tutte da inventare, di modi di guardare al presente e al futuro…anche quando il futuro, specialmente per i giovani, appare sempre più minaccia che  speranza. Si tratta di imparare a guardare  con realismo a questa società sempre più complessa (come intreccio di situazioni diverse, positive e negative), per non viverla solamente come complicata (fatta  di angoscia, di malessere, di chiusura ad ogni prospettiva). Sono parole che rischiano di non sembrare attuali, eppure a pensarci bene , vorrebbero esprimere la visione e la forza di una speranza possibile, senza di che l’uomo non ha più orizzonti. Solo la forza della buona “utopia”, (come “capacità concreta di stare con i piedi per terra e lo sguardo in avanti” diceva Giorgio La Pira) può salvare ed ha salvato spesso l’uomo dalle catastrofi materiali e sociali. “Il lavoro è umano solo se resta intelligente e libero”, ci ricordava Paolo VI. Ci sono risorse dell’uomo che in questi frangenti devono poter  aprire una via d’uscita: gli affetti, le emozioni, la ragione, le competenze che possediamo, l’inventiva, la voglia di successo, la nostra  dignità, l’ottimismo della volontà a farci credere che “si può…”. Se a questo poi si aggiunge la determinazione a non rimanere soli, per imparare ad essere e a fare “insieme”, allora la speranza cristiana mette in modo la forza della solidarietà. Mai come in questo momento un’Associazione Cristiana, come la nostra, potrebbe dare un senso più profondo alla festa del lavoro, se non concretizzando  messaggi e gesti di solidarietà. E questo è vero per i lavoratori, ma anche per le aziende che stanno vivendo reali e drammatici momenti nelle loro organizzazioni. E’ urgente anche per esse far ricorso al DNA dell’impresa, come la quotidiana fatica dell’intraprendere, come la cultura del rischio e la forza di generare ricchezza e risorse, sempre nella  consapevolezza che le aziende rinascono dalle persone; non dimentichiamo che “Cada persona es un mundo!”, secondo Papa Francesco. Il rischio – lo sanno bene le aziende – è figlio di questa modernità e l’impresa convive con il rischio di tutti i giorni. Di conseguenza, in tempi di crisi l’imprenditore avverta l’urgenza di tornare a guardare ai suoi dipendenti, alle persone che lavorano, come si guarda alle  risorse più preziose; ma anche i dipendenti tornino a pensare alla propria azienda come al luogo della propria realizzazione e del contributo che danno alla creazione di ricchezza. Opportunamente all’ingresso di un’azienda nel mesi scorsi si leggeva: ”Più che lamentarti dell’azienda…cambiala in meglio “. Potrebbe essere questo il segno più profondo di una crisi che ci travolge, esprimendo nei modi più diversi una solidarietà che si trasformi  in “reciprocità esigente”, che  sappia giungere persino  ad avvertire “il diritto…di sentirsi in dovere” di far propria la sorte  di quanti ci stanno vicini. Non potrebbe essere proprio questa la strada  per aiutare molti a superare il senso di vergogna di un fallimento, come marchio d’infamia e ricominciare da zero…come già fanno alcuni? Un’attenzione particolare va riservata ai giovani in questo primo maggio. Che la loro situazione diventi una priorità per il Paese, come segnale di presidio urgente. Si trovino  i mezzi più disparati per far pronte ad una emergenza drammatica (incentivi come sussidio all’occupazione, o un credito d’imposta, o un salario minimo, sbloccando la domanda delle imprese con facilitazione nell’accesso al credito…). Ai giovani però è importante raccomandare di non sottovalutare il valore dello studio che, nel tempo, comunque ripaga sempre e dà energia per intraprendere forme nuove di lavoro, per entrare nella vita di lavoro accettandone anche i limiti e le difficoltà. Che oggi più di ieri occorrono “teste ben fatte” per stare nei nuovi assetti dell’organizzazione del lavoro e non fai trascinare alla insidiosa obiezione: Ma vale la pena studiare?. Allora la festa del lavoro, quest’anno potrebbe ancora avere  un sua giustificazione in un Paese “fondato sul lavoro” e che non vuole vedersi travolto  dalla mancanza di lavoro. Viene spontaneo qui ricordare un vecchio detto dei pescatori olandesi: “Quando il mare è in tempesta ed il vento si fa minaccioso, c’è chi erge dighe e chi invece costruisce mulini a vento!”. Così nelle crisi: c’è chi solo si difende e chi invece genera energia nuova. Il lavoro torni a generare buone energie: è l’augurio a tutti per il 1° maggio.

*Aclista, docente ordinario di Metodologia della Formazione e di Comportamento organizzativo Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia, Psicologia Applicata (FISPPA) dell’Università di Padova.

apr 26

1 maggio festa dei lavoratori: veglia diocesana di preghiera il 30 aprile con il vescovo Francesco

volantino_veglia_di_preghiera“Gesù lavora con l’uomo”

momento di preghiera e riflessione con il vescovo Francesco

in occasione della festa dei lavoratori del 1 maggio l’ufficio di Pastorale sociale della diocesi di Rimini invita tutti alla Veglia di preghiera martedì 30 aprile alle ore 21 che si terrà presso la Chiesa parrocchiale Maria Mater Ecclesiae del Villaggio 1 Maggio.

apr 21

Le ACLI e l’Enaip S.Zavatta in lutto per la scomparsa del carissimo amico e collaboratore Massimo Foschi

massimo foschiCarissimi,
ho ricevuto la comunicazione che il carissimo amico Massimo Foschi è morto stamani.
Ricordiamo con gratitudine quanto ha fatto nelle Acli, nell’Enaip e per la comunità civile, con la sua appassionata presenza politica.
Lo accompagnamo con la preghiera nella certezza che il Signore, al termine di questi mesi di sofferenza lo accoglierà nella Sua Infinita Tenerezza e Misericordia tra le sue braccia.
Stasera alle 19,30 la recita del Santo Rosario presso la parrocchia San Gaudenzo. La Messa Esequiale si terrà martedì pomeriggio alle 15.30 presso la Chiesa Parrocchiale di San Gaudenzo.
Gian Mauro Guidoni
Presidente ACLI provinciali Rimini

 

apr 10

1° Maggio: le ACLI riminesi da Papa Francesco. Sono aperte iscrizioni al Circolo del Borgo San Giuliano

A ROMA da PAPA FRANCESCO mercoledì 1 Maggio 2013

Al Circolo ACLI “S.GIULIANO BORGO” sono ancora aperte le iscrizioni, per recarsi a Roma all’udienza del mercoledì con Papa Francesco, in Piazza San Pietro.

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ECCO IL PROGRAMMA della giornata

Ore 4:00 Partenza parcheggio ponte di Tiberio.
Ore 9:45 Arrivo a Roma
Ore 10:00/12:00 Udienza con Papa Francesco
Ore 12:00 Pranzo al sacco
Ore 14.30/17:00 Visita guidata alla Basilica di S.Pietro
Ore 18:00 Partenza e rientro a Rimini circa le ore
23:00
Quota a persona: € 40,00
Il prezzo comprende: viaggio in pullman G.T. con due autisti,
ingresso udienza papale (probabilmente in piazza San Pietro),
visita guidata alla Basilica (con l’utilizzo di cuffia personale).
Caparra di € 20,00 all’iscrizione entro il 18 aprile e saldo entro il 24 aprile
AFFRETTARSI i POSTI sono LIMITATI!!!
Iscrizioni presso la ferramenta del Borgo Viale Tiberio – Borgo San Giuliano.
Tel. 349 4932474
0541 54594

mar 19

Corso di Russo per commercianti: le basi per parlare con i clienti dell’Est

Parte ad aprile il corso di Russo.

Nozioni di base per poter svolgere una minima conversazione di cortesia e qualche termine mirato agli aquisti nei negozi, o utile nel settore turistico. Così anche nei negozi si potrà far sentire anche il turista russo accolto con il calore della propria lingua.

L’aumento dei turisti russi in questi ultimi 5 anni è stato esponenziale e anche se qualche piccola battuta di arresto si è avuta, all’areoporto Fellini restano sempre i turisti con il maggior numero di arrivi.

CORSO di LINGUA RUSSA

mar 12

ACLI aderisce a ‘IO RIATTIVO IL LAVORO’

io riattivo il lavoroContinua la campagna nazionale “Io Riattivo il Lavoro”, che punta a raccogliere le 50.000 firme necessarie per intraprendere l’iter di approvazione della legge di iniziativa popolare intitolata “Misure per favorire l’emersione alla legalità delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata”.

Anche nei Circoli ACLI provinciali è possibile firmare in favore della proposta. Basta avere un documento valido.

Fra gli strumenti proposti dal dal progetto di legge: la costituzione di una Banca dati delle aziende sequestrate e confiscate; la valorizzazione del territorio, la tutela dei lavoratori, l’uso sociale delle aziende.
La campagna “Io Riattivo il Lavoro”, promossa dalla CGIL, è sostenuta da: Acli, Avviso Pubblico, Arci, Libera, SoS Impresa, LegaCoop, Acli e altre associazioni.

Tutti i cittadini maggiorenni potranno firmare la proposta di legge presso le sedi territoriali e durante le specifiche iniziative organizzate per la raccolta firme. La proposta di legge ha l’obiettivo di “ricostruire le condizioni per assicurare la legalità economica” e stimolare  il dibattito parlamentare sulla condizione delle aziende coinvolte dal fenomeno e soprattutto dei tanti lavoratori e lavoratrici che perdono il proprio posto di lavoro per la penetrazione delle organizzazioni criminali e mafiose nella nostra economia.
Il quadro è allarmante: in Italia (al 3 settembre 2012) sono 1636 le aziende confiscate e il 90% di queste sono destinate al fallimento, con circa 80.000 lavoratori coinvolti. Ciò avviene proprio in territori già fortemente condizionati dalla zavorra mafiosa: le regioni con il numero più alto di aziende sequestrate e confiscate sono, infatti, la Sicilia (37%), la Campania (20%), la Lombardia (12%), la Calabria (9%) e il Lazio (8%). I sequestri e le confische dall’inizio della crisi sono aumentate del 65%, un dato drammatico e poco noto, che testimonia a pieno la vulnerabilità del nostro tessuto economico.

“La Regione metterà tutto il proprio impegno istituzionale al fianco delle associazioni che hanno promosso questo importante progetto di legge”, ha sottolineato la vice presidente della Regione Simonetta Saliera nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’avvio della campagna di raccolta delle firme, cui hanno preso parte Mirto Bassoli (Cgil Emilia-Romagna), Daniele Borghi Libera), Roberta Cappelli (Arci), Alberto Armuzzi (Legacoop), Walter Raspa (Acli), Roberto Lucchi (Sos Imprese Confesercenti) e Franco Corradini (Avviso Pubblico). Continueremo il lavoro avviato con le leggi approvate negli ultimi due anni – ha detto Saliera – con le iniziative rivolte ai giovani e agli imprenditori e quelle di aiuto ai Comuni per il recupero dei beni immobili confiscati, e affiancheremo il comitato promotore che riunisce realtà che vivono in prima persona l’impegno nel contrasto alla diffusione della criminalità organizzata e nella diffusione della cultura della legalità. L’obiettivo è dare speranza e una alternativa forte ai lavoratori e alla comunità”” Mirto Bassoli ha spiegato: “Il 90% delle aziende confiscate fallsce a causa dell’inadeguatezza dell’attuale legislazione, incapace di garantire gli strumenti necessari per l’emersione alla legalitàevalorizzare a pieno l’enorme potenzialità economica di queste aziende, nel momento in cui vengono strappate dalle mani della mafia. Anche in Emilia Romagna si sta manifestando una maggiore capacità di penetrazione della criminalità organizzata nell’economia, in molti settori. Inoltre lsituazione si sta ulteriormente aggravando anche in
rapporto all’andamento della crisi”. Nel dettaglio, i dati forniti dall’Agenzia nazionale indicano che in ambito regionale, dal ’92 al 2012, sono stati confiscati 70 immobili e 25 aziende. L’Emilia Romagna è terza, tra le tredici regioni a nord del Lazio, per numero di beni immobili confiscati alla mafia e seconda per numero di impresre sotto confisca.

Clicca qui per scaricare il materiale informativo.

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Torna a aprile 2013 il corso di taglio e cucito sono aperte le iscrizioni!

 

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mag 23

CONTRO LA VIOLENZA OGNI ULTIMO MERCOLEDI’ DEL MESE: IN PIAZZA!

Questa mattina la consigliera delegata alle Politiche di Genere e Pari Opportunità della Provincia di Rimini, Leonina Grossi, ha presentato l’iniziativa pubblica della Rete contro la violenza alle Donne della Provincia di Rimini per sensibilizzare sul tema del femminicidio la popolazione e le istituzioni.
A partire dall’ultimo mercoledì del mese di maggio, il 29, dalle ore 17,30 e per tutti i mesi dell’anno (fino a che non muterà qualche cosa) le donne manifesteranno silenziosamente la loro rabbia in piazza Cavour. Questo invito sarà esteso a tutte le donne italiane, a tutti gli enti, i sindacati, le associazioni datoriali, le associazioni, la società civile.
L’appello contro la violenza sulle donne, che accompagna l’iniziativa ed è qui allegato, è stato inviato a tutte le istituzioni locali e nazionali.

La Presidente del Consiglio provinciale di Rimini, Ivonne Crescentini, ha inviato al presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, e alla presidente della Commissione Pari opportunità regionale, Roberta Mori, la deliberazione di Consiglio Provinciale n.17 del 23.04.2013 (qui allegata), avente ad oggetto l’Ordine del giorno Presentazione del progetto di legge di iniziativa popolare ”Norme per la creazione della rete regionale contro la violenza di genere e per la promozione della cultura dell’inviolabilità’ e della libertà delle donne”, presentato dal Consigliere Leonina Grossi e altri.

 CONTRO LA VIOLENZA OGNI ULTIMO MERCOLEDI’ DEL MESE:

IN PIAZZA!

 Nel nostro Paese nel 2012 sono state centoventidue le donne morte ammazzate per femminicidio: l’Italia farebbe bene a interrogarsi.

Ma davvero siamo un Paese che perseguita la donna?

Il dipartimento delle Pari opportunità ha addirittura pensato di istituire la figura di un avvocato specializzato nella sua difesa e ce n’è motivo: il femminicidio è la prima causa di morte violenta in Italia per le donne tra i 16 e i 44 anni. Femminicidio è un neologismo ed è una brutta parola: significa la distruzione fisica, psicologica, economica, istituzionale della donna in quanto tale. Wikipedia scrive che «avviene per fattori esclusivamente culturali: il considerare la donna una res propria può far sentire l’aguzzino legittimato a decidere sulla sua vita». È un termine coniato ufficialmente per la prima volta nel 2009, quando il Messico è stato condannato dalla Corte interamericana dei diritti umani per le 500 donne violentate e uccise dal 1993 nella totale indifferenza delle autorità di Ciudad Juarez, nello Stato di Chihuahua.

C’erano cadaveri straziati buttati nella spazzatura o sciolti nell’acido: secondo alcune denunce si sarebbero macchiati di questi orrori anche uomini delle forze dell’ordine.

Certo, in Italia non siamo arrivati a questi livelli. C’è chi sta peggio, come dimostra il tragico esempio messicano; ma se guardiamo all’Europa siamo messi davvero male. I numeri sono quelli di una strage.

 Nella stragrande maggioranza dei casi gli assassini sono all’interno della famiglia, mariti, partner, parenti, ex, persino figli.

Come se non bastasse, poi, «i dati sono sottostimati perché non tengono conto delle donne scomparse, dei ritrovamenti di donne senza nome o di tutti quei casi non ancora risolti a livello personale».

Anche secondo una ricerca della Regione Toscana il fenomeno «è drammaticamente in crescita». Ogni tre giorni una donna in Italia viene uccisa per mano del proprio partner.

Secondo i dati della Polizia e dell’Istat una donna su 4, nell’arco della vita, subisce violenza, e negli ultimi nove anni, ha stabilito un rapporto dell’Eurispes, «il fenomeno è aumentato del 300%».

Le Nazioni Unite sostengono che «in 125 Paesi del mondo le leggi penalizzano davvero la violenza domestica e l’uguaglianza è garantita».

L’Italia, purtroppo, sembrerebbe far parte degli altri 139 Paesi. Davvero siamo messi così male?

Pare proprio di sì: solo il 6% delle donne italiane denuncia la violenza subita. La nostra è una piaga silenziosa e nascosta. Non è solo una questione di costume, ma anche di diritto, come spiega bene, (in fondo…molto in fondo), la recente sentenza della Cassazione secondo la quale gli autori di uno stupro di gruppo non meritano il carcere. E non è un caso, alla fine, che proprio in Italia stia per nascere la figura di un avvocato specializzato solo nella difesa delle donne.

Proprio per questo le Donne della Provincia di Rimini dicono -Basta!-  al femminicidio, proprio per questo, a partire dall’ultimo mercoledì del mese di maggio p.v. esattamente il giorno 29 maggio dalle ore 17,30 e per tutti i mesi dell’anno (fino a che non muterà qualche cosa)  manifesteranno silenziosamente la loro rabbia in piazza Cavour, appellandosi al Prefetto, al Sindaco e al Presidente della Provincia.

Questo invito sarà esteso a tutte le Donne italiane, a tutti gli enti, i sindacati, le associazioni datoriali, le associazioni, la società civile…

Non vogliamo più essere maltrattate,

NON VOGLIAMO PIU’ VEDERE ALTRE DONNE MALTRATTATE

non vogliamo più subire violenza economica, psicologica, fisica…

NON VOGLIAMO PIU’ DONNE MORTE AMMAZZATE per impossibili ed improbabili “delitti passionali”.

Vogliamo essere rispettate perché persone e la Legge ci deve proteggere!

E’ questo che la nostra presenza in piazza vuole significare.

Perché siamo stanche di tutto questo.

Siamo stufe.

Siamo infuriate.

E non intendiamo più portare dentro di noi questa stanchezza, questa rabbia, questo dolore.

 Vogliamo portarli fuori, perché diventino una forza e non una debolezza: perché muovano il cambiamento che ormai non può, non deve più tardare!

Aspettiamo tutte e tutti mercoledì 29 maggio dalle ore 17,30 in piazza Cavour: Indossate il nastro bianco del contrasto al femminicidio!

 

Il presente appello sarà distribuito anche a livello nazionale, affinché ogni piazza ed ogni Sindaco siano coinvolti nella lotta di contrasto alla violenza alle Donne.

 

p. La Rete contro la violenza alle

Donne di Rimini

La Consigliera delegata alle Politiche di Genere

e Pari Opportunità della Provincia di Rimini

Leonina Grossi

apr 29

E’ online la Voce del Lavoratore _ newsletter n.4 del 29 aprile 2013

ACLI Newsletter n4_ 29 aprile 2013

ACLI Newsl n4 _b

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