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Mar 15 2012

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Partecipare è già una vittoria. Per una sana pratica sportiva – venerdì 16 marzo alle 21 nella sede della provincia in via D. Campana

a cura di
Carlo Pantaleo
Responsabile Funzione Formazione ACLI Rimini
Giorgio Gori
Responsabile Unione Sportiva ACLI Rimini

Famiglie in… forma

Partecipare è già una vittoria
Per una sana pratica sportiva

Formiamoci e cerchiamo insieme le risposte

Vieni anche tu all’ incontro pubblico
venerdì 16 marzo Febbraio 2012 ore 21.00
presso sala Marvelli della Provincia
in via Dario Campana 64 Rimini

Interverrà
Prof. Diego Polani, Università di Firenze – Presidente Nazionale Società Professionale Operatori in Psicologia dello Sport e delle Attività Motorie

Lo sport è per sua natura interazione, sia con se stessi che con gli altri. Per questo è un’attività umana tra le più significative. Non è attività animale perchè l’obiettivo fondamentale dello sport è lo sviluppo della persona nella sua totalità:
altro che vincere a tutti i costi!
Per riscoprire i veri valori dello sport è necessario innanzitutto rieducare al rispetto reciproco e alla tolleranza a partire proprio da un comportamento corretto dei genitori. In alcuni casi si trovano dei campi di allenamento dove i genitori, per non creare disguidi a livello sportivo e psicologico, non possono assistere agli allenamenti degli stessi figli.
Seguire le gare senza farsi sopraffare da un agonismo deviato, o da stati emotivi ipersproporzionati nei confronti di una vittoria basata esclusivamente sul risultato con atti che tendono ad instaurare azioni negative fino alla violenza, vuol dire onorare il vero spirito del gioco e dello sport: è un primo passo per aiutare i giovani a crescere nel rispetto delle regole e degli avversari, anche imparando ad accettare le sconfitte come momenti di insegnamento ed esultando per le vittorie.
Per questo è necessario:
1) Considerare il proprio figlio come una persona che deve essere educata e
che non deve diventare per forza un campione da allenare.

2) Considerare in prima istanza sempre il suo benessere fisico e psicologico
al proprio desiderio narcisistico di vederlo vincere.
La frustazione di un genitore che non vede davanti a tutti il proprio figlio, l’incapacità di saper gestire la normalità di un insuccesso, di un posto diverso dal primo, consapevoli o meno, divengono ansie scaricate sui figli. Jung affermava che “Se c’è qualcosa che desideriamo cambiare nel bambino, dovremo prima chiederci se non sia qualcosa che faremmo meglio a cambiare in noi stessi”.
Per riscoprire i veri valori dello sport è necessario innanzitutto rieducare al rispetto reciproco e alla tolleranza a partire proprio dai genitori. L’inchiesta “Anabolandia” sui traffici di sostanze dopanti partita da Rimini (con 4 arresti e 54 indagati) e allargatasi in nove regioni d’Italia la dice lunga su queste frustazioni.
“O sei primo o non vali niente”,
anche se a rimetterci sono alla fine gli stessi figli che si vorrebbe vedere sul blocco più alto del podio, a prezzo di incredibili rischi fisici futuri.
Con la sua forza tipica di coinvolgimento totalizzante, l’attività sportiva non deve ridursi ad essere addestrativa, perchè gioca un ruolo non marginale nella costruzione della personalità.
“Lo sport è un bene educativo di cui nessun ragazzo dovrebbe fare a meno” (Pio XII). Milioni di ragazzi sono cresciuti e sono diventati adulti e bravi cittadini giocando e praticando.
Quale vittoria e principi per una sana pratica sportiva?
Vincenti o perdenti: resta sempre da domandarsi: davanti a che cosa?
Quale responsabilità assumerci attorno allo sport, sia perlsonalmente che come famiglie, associazioni e istituzioni?
Quali iniziative promuovere affinchè lo sport non sia finalizzato a se stesso, ma alla persona?
Educare con lo sport e nello sport non è nè facile ne scontato,
richiede pazienza e sacrificio e soprattutto l’aiuto di tutti noi!

Per approfondire…

Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza,
approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989

Costruita armonizzando differenti esperienze culturali e giuridiche, la Convenzione enuncia per la prima volta, in forma coerente, i diritti fondamentali che devono essere riconosciuti e garantiti a tutti i bambini e a tutte le bambine del mondo.
Sono quattro i suoi principi fondamentali:

a) Non discriminazione (art. 2): i diritti sanciti dalla Convenzione devono essere garantiti a tutti i minori, senza distinzione di razza, sesso, lingua, religione, opinione del bambino/adolescente o dei genitori.

b) Superiore interesse (art. 3): in ogni legge, provvedimento, iniziativa pubblica o privata e in ogni situazione problematica, l’interesse del bambino/adolescente deve avere la priorità.

c) Diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo del bambino (art. 6): gli Stati decono impegnare il massimo delle risorse disponibili per tutelare la vita e il sano sviluppo dei bambini, anche tramite la cooperazione tra Stati.

d) Ascolto delle opinioni del minore (art. 12): prevede il diritto dei bambini a essere ascoltati in tutti i processi decisionali che li riguardano, e il corrispondente dovere, per gli adulti, di tenerne in adeguata considerazione le opinioni.

Carta dei diritti dei bambini nello sport (UNESCO, Service des Loisirs, Geneve, 1992)

Diritto di divertirsi e di giocare come un bambino;
Diritto di fare lo sport;
Diritto di beneficiare di un ambiente sano;
Diritto di essere trattato con dignità;
Diritto di essere allenato e circondato da persone qualificate;
Diritto di seguire allenamenti adeguati ai propri ritmi;
Diritto di misurarsi con giovani che abbiano la stessa probabilità di successo;
Diritto di partecipare a gare adeguate;
Diritto di praticare il suo sport nella massima sicurezza;
Diritto di avere tempi di riposo;
Diritto di non essere un campione.

Per una Bibliografia…
“Lo sport possiede un notevole potenziale educativo soprattutto in ambito giovanile e, per questo, occupa grande rilievo non solo nell’impiego del tempo libero, ma anche nella formazione della persona.
Praticato con passione e vigile senso etico, specialmente per la gioventù, diventa palestra di un sano agonismo e di perfezionamento fisico, scuola di formazione ai valori umani e spirituali, mezzo privilegiato di crescita personale e di contatto con la società”
(Benedetto XVI, Messaggio al Seminario “Sport, educazione, fede” )

Sport-medicina, in Enciclopedia Medica Italiana, Firenze 1987
Bausinger H., La cultura dello sport, Armando, 2008
AA. VV., Aspetti psicologici dell’attività motoria e sportiva, CLUEB, 1991
AA. VV.. Lo sport tra medicina e morale, Città del Vaticano, 1985

Giovanni Paolo II, Giubileo degli Sportivi, L’Osservatore Romano, ottobre 2000
Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali 2010-2020
MANIFESTO DELLO SPORT EDUCATIVO

Nel solco della presenza dei Cattolici nella società italiana e alla luce dell’alto Magistero della Chiesa, riconosciamo nell’esperienza sportiva una grande risorsa educativa a disposizione della persona umana e della collettività. Lo sport è un bene educativo di cui nessun ragazzo dovrebbe fare a meno (Pio XII). Milioni di ragazzi sono cresciuti e sono diventati adulti e bravi cittadini giocando e praticando.

Sappiamo che sono possibili tanti modi di concepire, organizzare e vivere la pratica sportiva.

1. A noi interessa uno sport per l’uomo aperto all’Assoluto, uno sport che sappia educare ai fondamenti etici della vita e consideri la persona nella sua dimensione unitaria: corpo, anima, spirito.

2. Ci riconosciamo nelle parole del Beato Giovanni Paolo II :«Grande importanza assume oggi la pratica sportiva, perché può favorire l’affermarsi nei giovani di valori importanti quali la lealtà, la perseveranza, l’amicizia, la condivisione, la solidarietà». (dall’Omelia per il giubileo dello sportivo del 2000)

3. Noi riteniamo che lo sport non debba essere asservito alle logiche del mercato e della finanza, basato sull’arroganza dei “cattivi maestri”, sulla selezione dei più forti a scapito di uno sport per tutti, sull’illegalità, sull’uso di sostanze dopanti e che propone modelli e stili di vita centrati sull’egoismo, l’individualismo e il consumismo.

4. Siamo convinti che è possibile affrontare attraverso lo sport la “sfida educativa” agendo con intenzionalità per il raggiungimento di valori, capacità personali, bagagli esperienziali, tradizioni culturali, sensibilità spirituali che sono la storia ed il presente delle nostre associazioni.

5. Noi crediamo che «l’attività sportiva rientra tra i mezzi che concorrono allo sviluppo armonico della persona ed al suo perfezionamento morale» (Benedetto XVI ai maestri di sci, 2010). Pertanto riteniamo necessario promuovere una rigenerazione della cultura sportiva che:

− le restituisca la sua funzione educativa, ludica, ricreativa e la sua dignità culturale e civile; − risvegli negli operatori sportivi l’intenzionalità educativa attraverso un modello pedagogico attento ai “segni dei tempi” e sappia mettere la persona al di sopra dell’organizzazione, al di

sopra dello spettacolo e al di sopra dei trofei; − investa nella formazione permanente degli educatori ( allenatori, animatori, istruttori,

dirigenti sportivi, arbitri, giudici di gara, operatori): solo una rigorosa formazione degli educatori, in tutti i loro ruoli, è condizione preliminare per conferire qualità umana, tecnica ed educativa all’esperienza sportiva;

− solleciti le nostre associazioni (società sportiva, gruppo sportivo, circolo sportivo parrocchiale, circolo sportivo scolastico, palestra) ad essere sempre più un’esperienza formativa permanente: la dimensione associativa dello sport costituisce infatti un’importante risorsa di relazione e interazione sociale, una preziosa esperienza di educazione alla democrazia, alla partecipazione, alla corresponsabilità e all’esercizio di cittadinanza attiva e responsabile;

− renda la comunità educante (famiglia, parrocchia, oratorio, scuola) protagonista nel trasformare gli spazi sportivi (campo sportivo, stadio, palestra, spogliatoio, strada piazza) in luoghi educativi sempre più accoglienti, propositivi e alternativi allo sfogo della violenza distruttiva. Ma, soprattutto, siano luoghi simbolici, fortemente attrattivi, luoghi di azione pedagogica, spazi di inclusione e di integrazione, in cui è possibile relazionarsi con gli altri e con il proprio territorio.

6. Siamo convinti che l’intenzionalità educativa necessiti di un modello operativo capace di rendere chiara, definita e riconoscibile la relazione tra i diversi soggetti avendo come obiettivo la crescita integrale della persona. Sono cinque le azioni fondamentali per educare con lo sport:

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Costruire alleanze educative con tutti coloro che afferiscono ai medesimi ragazzi e giovani: innanzi tutto la famiglia, ma anche la parrocchia/oratorio e la scuola.

Progettare percorsi educativi nello sport, perché il fatto educativo ha bisogno di consapevolezza e condivisione tra i diversi soggetti educativi: definire i “perché” delle scelte, gli obiettivi che si intendono raggiungere nel corso dell’anno, i criteri che permettono di distinguere un’impostazione corretta da una non corretta, gli atteggiamenti che ne favoriscono il raggiungimento quali

Accogliere: accettare l’altro, riconoscerlo per quello che è, rispettarlo, dargli attenzione, ascoltarlo, valorizzarlo, usargli discrezione, renderlo protagonista della propria crescita e del proprio futuro.

Orientare: è una questione di cuore e per educare con lo sport vogliamo superare la logica del risultato e aiutare a progettare la vita con fiducia e responsabilità.

Accompagnare: è compito degli adulti mettersi accanto alle giovani generazioni, camminare insieme, essere presenti in maniera discreta e autorevole, nel silenzio e nell’ascolto, per offrire fiducia esercitando la difficile arte della testimonianza.

Dare speranza: quando gli altri si rassegnano i cristiani non fuggono dalla responsabilità e indicano quella “carità educativa” che si chiama “speranza”. Educare alla speranza nello sport significherà proclamare con i segni, le opere, i fatti la verità sull’uomo e sulla vita.

Organizzare incontri di studio e confronto per favorire la conoscenza e la diffusione dei valori dello sport e della loro valenza educativa.

Allenare a vivere la vita, valorizzando le potenzialità educative insite nella pratica sportiva in tutte le sue fasi, in campo e fuori campo.

Valutare, singolarmente e in gruppo, quanto è stato fatto, in modo da avere elementi concreti per una positiva ripresa del cammino educativo.

7. Confermati dalle parole del Santo Padre Benedetto XVI: “Lo sport possiede un notevole potenziale educativo soprattutto in ambito giovanile e, per questo, occupa grande rilievo non solo nell’impiego del tempo libero, ma anche nella formazione della persona. Praticato con passione e vigile senso etico, specialmente per la gioventù, diventa palestra di un sano agonismo e di perfezionamento fisico, scuola di formazione ai valori umani e spirituali, mezzo privilegiato di crescita personale e di contatto con la societàc’ impegniamo ad “educare alla vita buona del Vangelo” con lo sport e nello sport.

Ufficio Nazionale Cei Pastorale tempo libero, turismo e sport, Anspi-Associazione Nazionale San Paolo Italia, Centro Nazionale Opere Salesiane per lo Sport, Centro Sportivo Italiano,

Cns Libertas, Compagnia delle Opere-sport, Ente Nazionale per il tempo libero-

Mcl, Federcultura Turismo Sport di Confcooperative, Fisiae-Federazione Italiana Sportiva Istituti Attività Educative, Noi Associazione, Polisportive Giovanili Salesiane,

Sportmeet, Unione Sportiva Acli.

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