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Mar 19 2012

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LAVORO: ACLI, PROSEGUIRE NELLA RIFORMA SENZA RALLENTAMENTI‏

 

 

 

 

«Il vero nodo è quello della formazione e dei servizi per l’impiego». Solo il 3% dei lavoratori trova posto grazie al collocamento pubblico. Solo il 6% degli adulti beneficia di una percorso formativo a carattere professionale

«La strada è ancora piena di ostacoli», ma la riforma del mercato del lavoro «sta prendendo il giusto passo e la giusta direzione». E’ il parere delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, che invitano il Governo e le parti sociali a proseguire nella trattativa «con coraggio e senza rallentamenti», perché «l’obiettivo di rendere più equo e più efficiente il mercato del lavoro non può essere rimandato ad altra occasione». Secondo le Acli, «il vero nodo ancora tutto da sciogliere resta quello dei servizi per l’impiego e della formazione professionale».

Per il responsabile del dipartimento lavoro delle Acli, Maurizio Drezzadore, «è giusto rendere universali gli strumenti di sostegno al reddito, sia in caso di perdita del lavoro sia nel caso di provvisoria crisi aziendale»; ed «è giusto che la flessibilità in entrata abbia per le imprese una contribuzione più alta, perché il ricorso agli ammortizzatori sociali sarà più frequente che nei casi di contratto a tempo indeterminato». «Tuttavia – aggiunge – bisogna essere consapevoli che ogni riforma del mercato del lavoro deve fare i conti con l’attuale assetto dei servizi e il sistema della formazione».

Solo il 3% del collocamento è oggi intermediato dal sistema pubblico dei servizi per l’impiego, ricordano le Acli. E solo il 6% degli adulti beneficia di un percorso formativo di carattere professionale. Solo il 17% di apprendisti fa formazione, nonostante che viga un obbligo di legge per tutti. E appena il 6,5% dei giovani accede alla formazione professionale.

«Alla luce di questi dati – commenta Drezzadore – è evidente la necessità di una riorganizzazione dei sistemi che presidiano le politiche attive, perché siano effettivamente in grado di accompagnare, professionalizzare e inserire in nuovi lavori chi perde il posto o i giovani disoccupati. Altrimenti, anche la nuova assicurazione sociale per l’impiego (Aspi) rischia di trasformarsi in un “parcheggio” dei lavoratori espulsi».

«Quanto più il nuovo sistema si propone di superare le disuguaglianze e di contrastare l’assistenzialismo – conclude il responsabile lavoro delle Acli –, tanto più dovrà essere efficace nel gestire la mobilità lavorativa promuovendopiù formazione e più adeguati servizi».

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