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Ott 19 2012

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CIRCOLI: San Martino dei Mulini in Festa per la Madonna del Rosario, in ricordo di don Serafino Tamagnini

dal Corriere Romagna.it  del 18 ottobre 2012

La festa della Madonna del rosario nel segno di don Serafino

SANTARCANGELO. La parrocchia di San Martino dei Mulini organizza un fine settimana di celebrazioni per la festa della Madonna del rosario e con l’occasione ricorda don Serafino Tamagnini, storico parroco di San Martino, a 25 anni dalla sua morte. Don Serafino è stato parroco a San Martino dei Mulini per 37 anni (dal 1950 al 1987) ed è scomparso il 20 ottobre 1987 all’età di 75 anni.
Si comincia venerdì: alle 20.30 in chiesa si comincia con la recita del rosario guidata dai giovani della parrocchia e alle 21.15 in teatro verranno portate le testimonianze di alcune persone che hanno conosciuto don Serafino. Sabato alle 20.30 dopo il rosario seguirà una veglia di preghiera in cui verranno proposte delle meditazioni scritte da don Serafino. Domenica alle 11 al cimitero messa in suffragio di don Serafino Tamagnini, alle 14.30 rosario e poi musica con la banda municipale di San Giovanni in Marignano e giochi. Alle 19 cena popolare a menù fisso al costo di 10 euro per adulti e 5 euro per bambini fino a 10 anni. Prenotazione obbligatoria entro venerdì.

La Storia di don Tamagnini nei ricordi dei suoi parrocchiani

Nato a Vecciano nel 1912 da una povera famiglia contadina, a dieci anni entra nel Seminario Diocesano. Viene ordinato sacerdote nel 1935 a ventidue anni e mezzo: dapprima è nominato cappellano a S.Maria in Cerreto, poi parroco a Vecciano per 10 anni.

Arrivò a S.Martino nell’agosto dell’anno 1950: fu accolto con gioia da una popolazione stremata dalle privazioni belliche e dalle lacerazioni ideologiche. Serafino dimostrò subito doti così particolari ed inconfondibili, che sarebbero rimaste “intatte” nella memoria dei suoi fedeli.

Chi entrava in contatto con Lui, si rendeva conto subito di trovarsi davanti ad un sacerdote eccezionale: robusto nella fede era allegro, dinamico e versatile, mai però disposto a fare “sconti” sulla fedeltà, sensibilità e la totale “conformità” al Vangelo.

Nel suo programma pastorale l’educazione dei ragazzi e degli adulti aveva un posto privilegiato.

In ogni giorno della settimana un gruppo diverso di bambini ascoltava i suoi insegnamenti

Il suo parlare era semplice, essenziale, chiaro e sempre teso a catturare l’attenzione dei suoi ascoltatori. Ha sempre donato tutto, restando nascosto: anzi diventava quasi rude nei modi, se qualcuno voleva rivelare i sacrifici della sua esistenza.

È morto dopo lunga malattia il 20 ottobre 1987.

 

 

 

 

L’AZIONE CATTOLICA

 

Quando arrivò don Serafino nel 1950 era il periodo in cui iniziai ad affacciarmi alla vita parrocchiale. Entrai subito con molto entusiasmo a far parte dell’A.C. facendo tutti i gradini dell’associazione, assumendo ruoli di responsabilità e frequentando spesso la Diocesi per riunioni ed esercizi spirituali.

In Parrocchia si facevano incontri di catechismo e si organizzavano continue iniziative formative in diretta collaborazione col parroco. Avrei tante altre cose da raccontare ma lo spazio limitato mi impone di serbarle nel mio cuore e di raccontarle a voce appena ne avrò la possibilità.

Pietro Mussoni

 

L’A.C. aveva una sezione femminile divisa in Beniamine, Aspiranti, Giovanissime ed Effettive.

Soprattutto il settore delle più piccole era molto frequentato, anche perché a quel tempo non c’erano altri luoghi di ritrovo dove potersi riunire. In particolare ci si vedeva la domenica pomeriggio per momenti di gioco che si concludevano in chiesa con la recita del S. Rosario e la solenne Benedizione Eucaristica.

Da ricordare la Festa del Tesseramento che avveniva tutti gli anni il giorno dell’Immacolata, l’8 dicembre. Durante la Solenne liturgia i delegati facevano la promessa a nome di tutti i tesserati e poi tutti insieme ci affidavamo alla materna protezione della Madonna.

 

Tina Bertozzi

 

L’ACLI

Il circolo ACLI nella Parrocchia di S. Martino è stato aperto nel 1947 dai giovani di allora e dal parroco Don Luigi Pasini. Era a ridosso della chiesa, dove adesso c’è il teatrino parrocchiale.

Fu don Serafino che decise di costruire un nuovo ambiente più funzionale e capace di rispondere meglio alle esigenze dei giovani e dei frequentatori del circolo. Don Tamagnini aveva capito che più gente aveva attorno al campanile durante il tempo libero, più persone avrebbero frequentato la chiesa per le funzioni liturgiche.

Negli anni Settanta si prese la decisione di edificare sopra il circolo un altro piano per accogliere il gestore del bar e per realizzare due salette per riunioni, con una caldaia centralizzata.

Tra gli aclisti e la parrocchia ci sono sempre stati buoni rapporti e si organizzavano tante iniziative insieme: sagre, mostre, festa del 1° Maggio, festa della gioventù, corse a piedi, campionati di calcio fra parrocchie, incontri con esperti, gare di briscola d’inverno.

Quando giungeva dal Montefeltro qualche famiglia, dichiarava loro: “Io sono il vostro pastore, quella è la vostra chiesa, quello è il vostro ritrovo”, e con la mano indicava il circolo A.C.L.I.

Don Serafino ha creduto nel valore educativo delle ACLI e si è impegnato a fondo, insieme a tanti parrocchiani, fra cui il sottoscritto, per creare un luogo accogliente capace di educare alla fede e alla carità fraterna.

Emilio Podeschi

LA CARITÀ

 

E’ fondamentale capire il concetto di “caritas” di Don Serafino, perché da esso sono nate le molteplici opere, tutte finalizzate a creare una comunità solidale di credenti.

“Caritas” è l’amore cristiano per il prossimo: è caritatevole colui che sa accogliere con uno sguardo pienamente umano e nuovo ogni compagno di strada.

Nessuno può trincerarsi dietro l’alibi di dovere curare i propri interessi e mostrarsi sordo alle esigenze del fratello vicino o lontano: spesso anche la solitudine e l’esclusione compromettono lo sviluppo della persona.

Per don Serafino è chiara la proposta di Gesù: eliminare quella distanza che ci separa ogni giorno dal fratello che soffre e che tende ad aumentare nel tempo, ed essere pronti all’accoglienza. L’amore al prossimo è un atteggiamento di massima apertura verso tutte le diversità sofferenti.

L’opera che più ha manifestato la sensibilità del parroco per le persone bisognose ebbe inizio con l’acquisto della Casa del Fascio per trasformarla in un luogo di ospitalità per quell’umanità sofferente che la nostra società borghese confina ai margini, per non essere turbata dalle loro malformazioni fisiche o dalle intemperanze verbali, dai discorsi sconclusionati di questi giovani diversamente abili che uscivano allora dai vecchi centri e che le ASL faticavano a sistemare in altri punti più integrati con la cosiddetta “normalità”.

 

Adamo Pesaresi

I GIOVANI

 

Don Serafino ebbe una cura speciale per i giovani di San Martino. Si impegnò a creare momenti di vita insieme e partecipò alle iniziative organizzate dalle ACLI, dall’AC e da tutte le Associazioni presenti in parrocchia.

Egli sapeva bene che i giovani, più di ogni altro, vogliono “vedere” il cristianesimo mentre è all’opera e “trasforma” la realtà; non si accontentano di sole parole.

In particolare per essi don Serafino programmò una serie di film di matrice cristiana e diede vita ad una Compagnia Teatrale parrocchiale. Essa ebbe il duplice scopo di  farli socializzare e di educarli alla carità; ciò avvenne devolvendo il ricavato delle rappresentazioni teatrali a tutta una serie di opere missionarie, quali ad esempio le adozioni a distanza, il mantenimento di uno o più seminaristi agli studi e l’aiuto diretto a missionari collegati con la nostra parrocchia.

Quei giovani di allora, ancora oggi continuano il loro impegno, spinti dallo stesso nobile fine.

Don Serafino incontrò i giovani anche attraverso lo sport e in particolare il calcio, realizzando un campo da gioco prima davanti alla chiesa e poi in via Busca. Lo si ricorda ancora buttarsi lui stesso nella mischia con la veste talare e il fazzoletto annodato in testa. Inoltre fondò con altri soci, la Polisportiva Sammartinese riuscendo così ad avvicinare alla chiesa tanta gente che alla S. Messa veniva raramente o quasi mai.

 

Caterina Talevi

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